La Domenica addormentata

img_0277Persiane socchiuse, come il mio animo. S’intrufola tenue una luce di speranza e di sacrificio, un raggio indisciplinato, che supera l’imposizione delle nuvole. Mi alzo esitante dal divano, amico di pensieri e solitudine. Passo caracollante nella penombra che tutto immobilizza e, arrivato alla sorgente del mio atto, respiro l’aria fresca e primitiva di un piovoso Ottobre.

Poggio il naso sul gelido legno e inalo ad occhi chiusi un infinitesimo di vita. Poi li riapro, animato dalla smania di dare forma concreta alla mia immaginazione. Curioso sfidare i sensi. Disponiamo nella loro amalgama, di una percezione completa della realtà, eppure a volte ce ne priviamo, inibendone degli uni e stuzzicandone degli altri, quasi non ci bastasse avere una sola possibilità di mondo.

Davanti agli occhi il solito salice, che a me par piangente oggi ancor di più. Zuppo di pioggia, se ne sta avvilito e pendente, elegante nella sua malinconia. Si copre gli occhi con la sua frondosa frangia, ignorando i colpi rassegnati del vento, che senza troppa convinzione cerca di guardarlo in viso. D’intorno tutto tace e par quieto. Le ultime scaramucce della pioggia, lasciano il palcoscenico a facoltosi merli, pronti già a dar l’allarme ai colleghi, di una prossima sfuriata di Giove.

A suo agio è la mia mente, inondata di preoccupazioni, che chiede silenzio e comprensione.

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